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Resti del Ponte di San Vito

Detto "e puntaz" ovvero "il pontaccio", nei pressi della chiesa di S. Vito e S. Modesto sono visibili i ruderi di un ponte, un'arcata intera ed la parte di una seconda, con cui il diverticolo di epoca augustea della via Aemilia superava il torrente Uso. Le strutture in muratura attualmente visibili risalgono all’epoca malatestiana, ma le strutture portanti sono realizzate in blocchi in pietra d’Istria. A seguito dei dissesti idrografici avvenuti in epoca post-medievale il fiume Uso si è spostato più a ovest, lasciando i ruderi del ponte isolati in mezzo ai terreni coltivati. 

Nel '700 però già si sapeva che questo ponte era romano. Lo dimostra un documento del 1735, nel quale è scritto che la Comunità di Rimini richiedeva al papa il permesso di poter asportare dei marmi dall'alveo del fiume Uso, sotto al ponte di S. Vito,  "quei marmi che sono rimasti dall'antiche rovine del Ponte al fiume Rubicone volgarm(en)te chiamato Uso" per poter restaurare il Ponte di Tiberio

Nel 2004 è stato oggetto di indagine archeologica, diretta dalla Soprintendenza per i Beni archeologici dell'Emilia Romagna, condotta dal Gruppo Archeologico A.R.R.S.A, con l'autorizzazione e il contributo economico del Comune di Rimini e del parroco di S. Vito. Gli scavi archeologici hanno dimostrato che quanto scritto nel documento del 1735 era vero, cioè questo ponte è romano, con la parte alta medievale, probabilmente di epoca malatestiana, e una parte bassa, a livello di fondazioni, di epoca romana, e che doveva essere di grandissime dimensioni, non solo a tre arcate come ad esempio il ponte di Savignano, ma ad almeno cinque arcate, come il Ponte di Tiberio.

[C. Ravara Montebelli]